Questa antologia che avete tra le mani è un albo/catalogo con i lavori degli autori in mostra al Sherwood Festival 2004: per la prima volta è stato aperto uno spazio dedicato al fumetto, chiamando a raccolta alcuni tra i migliori, interessanti ed innovativi fumettisti della scena indipendente italiana.
I "magnifici 7", infatti, quando immaginano un fumetto ci mettono il cuore, oltre che la testa, perché vogliono, non solo raccontare una storia, ma trasmettere e comunicare sempre qualcosa, che sia una sensazione, un’emozione, una riflessione o un’idea. Qualcosa da loro riflettuto e sentito. O vissuto. Ne sono un esempio queste storie, realizzate per l’occasione, dove ognuno a proprio modo racconta, descrive o commenta l’assurdità della guerra.
D’Agostino prende a prestito le parole di De Andrè per sottolineare il dolore di una persona che attende, forse per sempre, il ritorno di un caro dal fronte; Ribichini, con soffusi grigi, riporta uno strano sogno che, come nelle migliori tradizioni, prende corpo e senso al risveglio; Genovese, su testi di Vanzella, racconta una storia dal finale amaro, ma così plausibilmente verosimile, sulle "migliori intenzioni" del presidente degli U.S.A. per portare la Pace nel Mondo; Pepe, su sceneggiatura di Morgante, creando un’ atmosfera oniricheggiante con esplicito rimando alla realtà, illustra un viaggio in metropolitana, dove compare un dinamitardo Kamikaze; Spataro riporta invece un resoconto del "Ministero degli Affari Esteri del Governo Italiano-Sezione Italiana dell’Internazionale del Bene" dove, attraverso i più biechi ed opportunistici luoghi comuni, quali ad esempio l’esportazione coatta della Democrazia, si parla della presenza di truppe paramilitari -si puo’ dire mercenarie?- in Iraq già da prima dell’ultimo conflitto; Calia propone un’esperienza autobiografica, a partire dalla morte del proprio gatto, avvenuta il 12 settembre 2001 per finire con il proporre alcune riflessioni sulle cause e sulle conseguenze dell’attentato alle Twin Towers, che ha instaurato, in modo esplicito, uno stato di Guerra Duratura e Permanente.
Parlando di questi autori qualcun altro potrebbe esordire con un classico quanto inconsistente e futuristico: "Ecco a voi 6 giovani promesse del fumetto italiano…". Ma si sbaglierebbe parecchio: gli autori in esposizione al Sherwood Comix Festival non sono bravi e promettenti autori che devono ancora crescere per diventare a tutti gli effetti Autori Di Fumetto, al contrario sono già fumettisti completi, formati, ognuno con uno stile narrativo e grafico ben definito. Certamente tutti, e sarebbe un errore il contrario, alla continua ricerca narrativa e stilistica, mai accontentandosi di pur riusciti stilemi narrativi che alla lunga risulterebbero ripetitivi. Il fatto che non lavorino in qualche grossa industria del fumetto –nomi, questi ultimi, che si contano in Italia sulle dita della mano di un monco- e che quindi non siano conosciuti dalla maggioranza dei lettori di fumetti non significa minimamente che valgano poco. Non dico anzi, ma quasi.
Senza nulla togliere agli autori che lavorano "in grosso" -anche in questo campo l’Italia vanta infatti diversi talenti- gli autori indipendenti sono decisamente piu’ liberi, nel senso cioè che possono raccontare cio’ che vogliono, perché non legati agli schemi, narrativi e stilistici, del fumetto seriale.
Bisogna dire, comunque, che tra i lettori di fumetti underground, alternativi o indipendenti, che dir si voglia, comunque non mainstream, i nomi di Ribichini, Spataro, Calia, Genovese, Morgante/Pepe e D’Agostino suonano più che familiari.
Tutti hanno veleggiato nei mari dell’underground italiano, dalle autoproduzioni fotocopiate agli albi pubblicati da piccole case editrici. Quasi tutti hanno avuto a che fare con l’attivo Centro fumetto Andrea Pazienza di Cremona, l’unica realtà italiana ad avere una fornitissima biblioteca di fumetti, oltre a proporre critica a tutto campo e scoprire nuovi e meritevoli talenti. Ecco, anni fa, quando gli autori in questione videro pubblicati i loro primi lavori su Schizzo, o su qualche altra piccola pubblicazione, allora erano "giovani promesse del fumetto". La promessa è stata mantenuta e tutti hanno continuato a produrre fumetti, a volte autoproducendosi, altre dando vita a riviste, facendosi editori per sé e per altri , altre con piccoli e medi editori, altre pubblicando storie ed illustrazioni su Blue, l’unica rivista rimasta in edicola che valga la pena comprare, anche per il fatto appunto di dar spazio ad autori "non famosi" ma estremamente validi.
Dopo aver letto questi fumetti "no war" ci si accorgerà come gli autori ne abbiano di cose da dire, da un punto di vista personale ed intimista, o da un punto di vista descrittivo, oppure da un punto di vista sociale e politico, cercando comunque in ogni caso di squarciare con i disegni e le parole il velo di ipocrisia e menzogne del Pensiero Unico, quello che parla di guerre umanitarie, operazioni chirurgiche e bombe intelligenti per giustificare conflitti altrimenti ingiustificabili.
Se hanno tutti qualcosa da narrare, per stimolare in noi una riflessione su cio’ che ci circonda -in una parola sulla realtà- non si tratta altro che di ascoltarli.
E di dargli la possibilità di farsi ascoltare.